giovedì 27 novembre 2014

GONE GIRL - L'amore Bugiardo: recensione in anteprima

"When I think of my wife, I always think of her head. I picture cracking her lovely skull, unspooling her brain, Trying to get answers." 




Con questa frase e l'intenso e indimenticabile sguardo di Rosamund Pike si apre Gone Girl, l'ultima fatica di David Fincher ; le ipnotiche e affascinanti musiche di Trent Reznor e Atticus Ross fanno il resto. Nei 149 minuti (per niente dilatati) del lungometraggio ci confrontiamo con personaggi forti e sensibili, spietati e vulnerabili,sempre in forte contrapposizione verso se stessi e verso gli altri. Il punto di forza del film (tratto dal romanzo "Gone Girl" di Gillian Flynn) è la sua incredibile capacità di spiazzare e sorprendere lo spettatore in maniera maestosa e potente. L'intelligente e precisa regia di Fincher ci proietta verso una realtà incredibilmente umana e realistica nella quale è difficile non immedesimarsi.


La strabiliante capacità di cambiare prospettive e individualità dei protagonisti ci costringe a guardare il film con occhi nuovi, ad ogni colpo di scena, ad ogni forte e drastico cambiamento della vicenda.Lavoro ulteriormente valorizzato dall'ottima prova di Ben Affleck (intenso e decisamente azzeccato per il ruolo) e dalla magnifica interpretazione di Rosamund Pike (una nomination ai prossimi Oscar pare sia cosa certa,mi meraviglierei se non vincesse). Perciò quando si fa una forte critica ai media, alla tv, ai talk show,al continuo flusso di informazione spesso adibita a vuota e mera sostanza che applica la depersonificazione dell'individuo e della realtà, non c'è da meravigliarsi ; perché alla fine Gone Girl ci parla di questo: della nostra deumanizzazione, della nostra vulnerabilità e del confronto con i nostri demoni, che spesso possono essere anche le persone alla quali si giura "amore eterno". Alla fine si torna al principio, consapevoli della trappola, ma rimanere indifferenti non è consentito.

L'amore Bugiardo sarà nelle sale italiane a partire dal 18 Dicembre.


Recensione a cura di Fabrizio Condino 

martedì 11 novembre 2014

INTERSTELLAR di Christopher Nolan (Spoiler Alert)

Il poster di Interstellar


Interstellar di Christopher Nolan è un film potente.
Potente, significativo ed emozionante.

(POTREBBE CONTENERE SPOILER)

In un futuro non molto lontano, o in un Ventunesimo secolo alternativo, la Terra sterile, inizia a diventare il posto non più ospitale in cui l’Uomo è nato: costretto ad abbandonare lo sviluppo tecnologico, si dedica esclusivamente alla produzione del cibo sempre più scarseggiante. Un gruppo di ricercatori della Nasa, società ormai costretta ad operare in una base segreta, manda in avanscoperta, in un progetto denominato Lazarus, un gruppo di astronauti alla ricerca di un pianeta conforme ad ospitare la Specie Umana. Cooper (Matthew McConaughey), ex pilota della Nasa stessa ed ora agricoltore, viene chiamato ad intraprendere un viaggio interstellare a bordo della nave spaziale Endurance assieme a Brand (Anne Hathaway), figlia del professor Brand (Michael Caine), Doyle (Wes Bentley), Romilly (David Gyasi) e i robot TARS e CASE.



In un momento di estrema crisi per il genere umano, l’istinto di sopravvivenza (nonché di esplorazione e disperazione) porta l’uomo ad alzare lo sguardo al cielo, a cercare una nuova casa e quindi lasciare quel pianeta che gli ha dato la vita.
Cooper, è costretto ad abbandonare la sua famiglia ed in particolare sua figlia, Murph (Mackenzie Foy), a cui è molto legato. La componente Amore è certamente presente nel film, e anche se potrebbe sembrare stucchevole come la frase ”L’amore è l’unica cosa che trascende il tempo e lo spazio” è ciò che preme sul protagonista nell’accettare una missione che lo porterà via dai suoi cari per anni, forse per sempre, pur di trovare una soluzione diversa dall’estinzione. Non solo, anche l’importanza del contatto umano, è ciò che si contrappone al freddo acciaio e al nulla esterno che avvolge i solitari pionieri.



Ma il tema più importante di Interstellar è senza dubbio il tempo, argomento assai caro a Nolan. Attraversato il wormhole, chiamato Gargantua, il tempo sulla Terra corre più velocemente rispetto a quello trascorso in quella nuova galassia a causa della forte attrazione gravitazionale. E quindi vediamo trascorrete contemporaneamente le vicende degli astronauti e la vita sulla terra, in particolare le vicissitudini della famiglia di Cooper e sua figlia ormai adulta e diventata astrofisica al fianco del professor Brand, in un tempo che non scorre alla stessa maniera in entrambe le parti.
Come se non bastasse, il tempo è scandito anche dall’immensa colonna sonora scritta da Hans Zimmer: quasi ritmica, ma cadenzata, come le battute di un orologio, eppure imponente e drammatica.




Tralasciando il 3D, Nolan si concentra sulla qualità della fotografia e facendo questo certamente ci guadagna: lo Spazio è meraviglioso, un’esplosione di colori e sfumature che fanno sognare lo spettatore e lo catapultano in un infinito emozionante e quasi commovente. Una bomba visiva molto realistica, affascinante e inquietante allo stesso tempo: il buio si contrappone alla luce accecante, come i silenzi della cabina di comando ai i rumori dell’astronave stessa.


Gargantua 
Ci sono scienza, fisica, astrofisica e fantascienza e un po’ ricordano i trip mentali di Inception e, perché no, anche le trame Wibbly Wobbly Timey Wimey della serie inglese Doctor Who. Una rete intricata in cui il tempo non è lineare. E’ forse questo il punto debole di Interstellar: alcuni concetti non sono spiegati a dovere e lasciano un sapore di incompletezza nei confronti di una sceneggiatura seppur molto convincente, ma abbandonata alle supposizioni del protagonista.


SPOILER La Timeline di Interstellar spiegata nell'immagine

Interstellar ti tiene incollato alla poltrona e, se Alfonso Cuaron è riuscito con Gravity, in meno di 90 minuti, a raccontare una storia non perdendosi in lungaggini inutili e creando un prodotto notevolissimo, i 168 minuti del film di Nolan non pesano perché bilanciano suspense a racconto non risultando (quasi mai) noioso né prolisso.


A conclusione di ciò, vanno a chiudere il cerchio, le magnifiche, ma non esagerate performance degli attori principali: McConaughey, sempre più sull’olimpo Hollywooddiano, seguendo la scia che lo ha portato all’Oscar come attore protagonista per Buyers Dallas Club e i tanti consensi dovuti alla serie tv True Detective, dimostra la grande bravura nell’interpretare un ruolo così drammatico eppure tanto umano; Anne Hathaway interpreta l’essenza dell’eterna contrapposizione tra testa e cuore, emozionante; Jessica Chastain, la figlia di Cooper, Murph versione adulta, porta con sé rabbia e determinazione nel cercare una soluzione che salvi l’umanità e la porti a rincontrare il suo amato padre, davvero brava!

Valori umani, immagini suggestive, una storia che ti porta a pensare e a riflettere sul futuro.

Da vedere, magari più di una volta.


sabato 8 novembre 2014

SMETTO QUANDO VOGLIO di Sydney Sibilia


La locandina del film.
Il commento che ho letto più spesso riguardo a Smetto Quando Voglio è stato:”Hanno copiato da Breaking Bad!”

Ed in realtà così sembrerebbe. In effetti la storia presenta una similitudine molto accentuata verso la serie dei record americana: la produzione e lo spaccio di una smart drug da parte di un gruppo di laureati ricercatori precari.
Ma se alcuni gridano al plagio e alla mancanza di originalità, al contrario questa è una pellicola che con grande ironia prende in prestito un’idea d’oltreoceano e la traduce in maniera simpatica e decisamente molto diversa dagli standard della commedia italiana attuale, anche prendendosi un po’ in giro!

La trama semplice, ma assolutamente non banale, è scandita da scene esilaranti, eppure mai sopra le righe, e da dialoghi a volte geniali che vanno a scontrarsi con prove d’attore veramente apprezzabili a partire dal protagonista, Pietro Zinni interpretato da Edoardo Leo. La Banda dei ricercatori è poi completata da Libero De Rienzo (l’economista), Pietro Sermonti (l’antropologo), Valerio Aprea e Lorenzo Lavia (i latinisti), Stefano Fresi (il chimico) e Paolo Calabrese (l’archeologo).

La banda al completo.


La fotografia sembra essere uscita da qualche filtro Instagram, ma quei colori così accesi e cupi al tempo stesso rendono l’atmosfera quasi psichedelica (da laboratorio chimico direi quasi!) e piacevole alla vista.
Una sorta di Ocean’s Eleven all’italiana, accattivante e convincente.

Il cast di Smetto Quando Voglio nel poster parodia di Nymphomaniac.



Sydney Sibilia entra di prepotenza nel panorama cinematografico italiano e fa centro. Sarebbe bello vedere film scritti in questa maniera anche in futuro. 
Well done!